VAJONTS 23
AZIONE CORALE DI TEATRO CIVILE
curata da Marco Paolini con la collaborazione di Marco Martinelli
per giovani e adulti
INGRESSO GRATUITO SU PRENOTAZIONE
AZIONE CORALE DI TEATRO CIVILE
curata da Marco Paolini con la collaborazione di Marco Martinelli
INGRESSO GRATUITO SU PRENOTAZIONE
A sessant’anni dalla frana del Vajont che costò la vita a duemila persone, in oltre cento luoghi in Italia e in Europa grazie all’impegno di una moltitudine di artisti, Teatri, Centri di produzione, Compagnie di ricerca e del Teatro Ragazzi andrà in scena, contemporaneamente VajontS narrazione per coro popolare.
Un racconto declinato in base alle singole peculiarità dal testo di Marco Paolini nella versione corale curata insieme a Marco Martinelli per il progetto 2023.
Il ricordo di un momento tragico della storia collettiva del Paese è lo spunto per una riflessione trasversale a tante realtà, intorno al tema dell’emergenza idrica e della crisi climatica.
Pandemonium Teatro in scena al Teatro di Loreto il 9 ottobre realizzerà il proprio allestimento di VajontS, le voci saranno quelle di attori e attrici, organizzatori e organizzatrici della compagnia, di allievi e allieve che Pandemonium Teatro ha incontrato negli anni.
Per maggiori info e elenco teatri aderenti www.lafabbricadelmondo.org
INGRESSO GRATUITO CON PRENOTAZIONE
Prenotazioni: +39 035 235039 > info@pandemoniumteatro.org
lun/ven 9.00-13.00 / 14.00 – 18.00
sab/dom 10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00
coordinamento e regia Walter Maconi
con i lavoratori e le lavoratrici di Pandemonium Teatro
un progetto di Marco Paolini per La Fabbrica del Mondo
realizzato da Jolefilm in collaborazione con Fondazione Vajont



“Un breve inciso personale: quando 30 anni fa cominciai a raccontare quella storia avevo dentro una grande rabbia per l’oblìo. Ce l’avevo prima di tutto con me stesso: come avevo potuto crescere ignorando quella storia, archiviando il disastro come opera della Natura? C’era ribellione alla base del gesto di narrare il Vajont, e voglia di risarcimento e giustizia. Durante la performance era difficile tenere a bada l’emozione con il mestiere. Qualcosa di tutto questo è arrivato anche attraverso la televisione con la diretta del 9 ottobre 1997. Erano passati trentaquattro anni dal disastro. Adesso, sono sessanta.
Cos’è cambiato? Noi non siamo gli stessi. È passata una generazione, ma non è solo questione anagrafica. Da alcuni anni ho cominciato a studiare i report sul clima, a leggere i libri di chi prova a narrare ciò che stiamo vivendo, a misurare le strategie del negazionismo prima e del populismo poi nel cavalcare i luoghi comuni che contrastano il quadro scientifico, giustificando un’inerzia diffusa alla transizione ecologica. Provo io stesso fastidio a utilizzare parole come queste perché sono senza cuore, senza sentimento.
Cercando parole migliori per parlare di crisi idrica, di obbiettivi dell’agenda 30 delle Nazioni Unite, mi sono ritrovato davanti a quella storia: la storia del Vajont.
Nel mese di gennaio l’ho ristudiata e da febbraio in poi ho cominciato a raccontarla clandestinamente, su appuntamento. L’ho testata, insomma, su centinaia di spettatori di età diverse, di città diverse, da Palermo a Verona, da Milano a Napoli. Raccontando ho capito che la stessa storia, oggi, parla di noi e non di loro. Che nostra è la paura, la ribellione.
Non si racconta ciò che è accaduto sessant’anni fa, ma quello che potrebbe accadere a noi su scala diversa, in un tempo assai più breve. Racconta di come i segnali furono ignorati o sottovalutati, come nelle tragedie più classiche”.
Marco Paolini