l'usignolo
 
liberamente tratto dall’omonima fiaba di H.C.Andersen
testo e regia: Lisa Ferrari
in scena: Mario Massari e Graziano Venturuzzo

Lo spettacolo, ispirato all'omonima fiaba di H. C. Andersen, racconta la storia del piccolo e brutto usignolo che canta con una voce tanto meravigliosa da affascinare persino l'imperatore della Cina, che lo vuole con sè nel suo palazzo di porcellana. L'usignolo non è contento di stare al chiuso, costretto a cantare su ordinazione, per cui, appena può, fugge. Contemporaneamente l'imperatore riceve in dono un usignolo giocattolo, che canta ogni volta che lo si vuole, sempre la stessa canzone, senza far storie. Tutti lo ritengono molto meglio di quello vero. Ma l'usignolo meccanico si guasterà e nel momento del bisogno, quando la morte vuole portarsi via l'imperatore, sarà il vero uccellino a farla fuggire con la sua voce ed a salvare la vita all'imperatore. Alla fine, l'imperatore capisce che la vera arte è viva e libera: ascolterà la voce dell'usignolo, senza costringerlo in una gabbia.

In scena un attore ed un musicista: il primo racconta la storia, mettendosi nei panni dei vari personaggi, in particolare della «servetta delle serve», che fa da interprete fra usignolo e pubblico; il secondo, oltre a commentare con suoni ed azioni mimiche le varie fasi del racconto, rappresenta sia l'usignolo vero che quello giocattolo.

Pur nella sua estrema semplicità, che ne fa una fiaba fruibile anche dai bambini più piccoli, L'USIGNOLO veicola un messaggio molto profondo ed estremamente attuale, soprattutto ora che sempre di più la vita dei bambini si riempie di oggetti e si svuota di rapporti umani: amare un altro essere vivente è fonte di reciproca gratificazione, purchè si rispettino lo spazio ed i bisogni di entrambi.

Il teatro è rimasto uno dei pochi luoghi di incontro con l'arte dal vivo; senza tecnologie che sostituiscano la presenza fisica, la voce e l'anima dell'attore e del musicista; in cui la comunicazione si espleta interamente nel qui ed ora, nel contatto diretto fra persone, nell'ascolto reciproco, nel giocare insieme.

E proprio come un grande e spiritoso gioco è costruito tutto lo spettacolo: gioco fra i due interpreti ed i ruoli loro assegnati, in cui ironia ed autoironia stanno in primo piano; gioco fra attore e musicista, reciprocamente aiutanti e disturbatori; gioco fra scena e platea, perchè tutto lo spazio è teatro ed il pubblico deve partecipare allo spettacolo con l'immaginazione ma anche dando concretamente una mano agli interpreti; gioco fra adulti e bambini, perchè "far finta" è divertente per tutti e se per un adulto guardare un bambino che gioca è bello, per un bambino guardare un adulto che gioca è straordinario!

E tutto l'insieme, pur nella serietà del messaggio morale, crea un effetto decisamente comico!

L’ usignolo

Spettacolo pensato per spazi non teatrali (scuole, biblioteche, palestre).

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