O quante belle cose, Madamadorè,
son belle e me le tengo, Madamadorè.
Supponiamo che la piccola fiammiferaia, inventata da H. C. Andersen, di fronte all’ostentazione di ricchezza,
spreco, consumismo sfrenato di un mondo che la esclude, invece di accendere i suoi fiammiferi per
scaldarsi e sognare, li usi per dar fuoco a questo mondo ricco e indifferente, se non ostile, nei suoi confronti.
Supponiamo che la sua povertà, emarginazione, mancanza totale di speranze in un futuro migliore non le
provochino solo dolore, ma rabbia, una rabbia distruttiva.
Giro giro tondo, brucia il mondo,
brucia la terra, tutti giù per terra.
Che ne sarebbe della famosa fiaba di Andersen?
Potrebbe diventare un modo per parlare ai bambini di un tema tanto delicato, complesso e pauroso come
quello del diverso sviluppo fra popoli e popoli e delle sue catastrofiche conseguenze.
Quale giustizia, in questo mondo, dove tutta la ricchezza
sta ammucchiata solo da un lato, mentre nell’altro c’è un grande vuoto?
E, poi, tentare un lieto fine che permetta di sperare in un mondo migliore.
Nella fiaba di Andersen, la piccola fiammiferaia muore e va in paradiso: un mondo senza dolore, senza
ingiustizie, senza violenze. Un mondo utopico, intorno al quale, però, tutti, e soprattutto i bambini, hanno
diritto di fantasticare.
Se io do qualcosa a te, tu poi dai qualcosa a me.
Il linguaggio scelto è il più semplice ed immediato possibile, quello leggero e scherzoso delle filastrocche
che diventano canzoni vere e proprie.
Lo spettacolo sarà quindi interamente ed esclusivamente cantato. Parlerà anche agli adulti di oggi, alla
memoria che si fa presente attraverso il recupero di filastrocche e armonie oggi quasi completamente
perse nei giochi dei bambini.