fiammiferi
 
Rassegna stampa

Giornale di Bergamo Venerdì 13 settembre 2002

Teatro. Sul palcoscenico del San Sisto, a Colognola, lo spettacolo di Pandemoniumteatro Fiammiferi, il mondo che non c’è

Dalla favola di Andersen un inno contro il consumismo
Nel lavoro dietro le quinte anche lo psichiatra Paolo Crepet
di Ermanno Comuzio


Le intenzioni del nuovissimo spettacolo “Fiammiferi” rappresentato in anteprima l’altra sera al teatro San Sisto di Colognola da Pandemoniumteatro sono chiare: proporre ai minori una storia mutuata dalla fiaba di Andersen “La piccola fiammiferaia”, ambientata ai giorni nostri e con nuovi significati.

Ribaltando il tragico sacrificio finale della poveretta che nella notte di Natale non trova acquirenti per i suoi fiammiferi, l’autrice del testo (anche regista e attrice) Lisa Ferrari vuole prospettare una nuova soluzione alle difficoltà della protagonista, diventata una extracomunitaria respinta dalle pimpanti signore-bene frequentatrici di supermercati e sorde ad ogni richiesta: quella di dar fuoco alla società dei consumi,vederla sparire in un rogo purificatore onde tornare così ai valori assoluti,simboleggiati dalla sua omologazione ai messaggeri di un “Altrove celeste”.

Intenzioni, quindi, che –supportate prima dello spettacolo dallo psichiatra Paolo Crepet e dalla psicologa Rita Gay- vogliono portare ai bambini e ai ragazzi l’idea di un rifiuto del consumismo esasperato e dell’egoismo della società capitalistica. A questo punto devo dire che nutro qualche dubbio sulla corretta ricezione del messaggio da parte dei minori, i quali mi pare abbiano goduto dello spettacolo soprattutto la prima parte, quella del colorato benessere (grazie anche alla brillante interpretazione “contrappuntistica” delle tre attrici in scena, raffiguranti due acquirenti del supermercato e l’ingombrante questuante) più che i patetici momenti centrali della disperazione della poveretta o quelli della catarsi. A parte il fatto che il finale può essere letto in due modi diversi:barricadiero (“Giro giro tondo, brucia il mondo/ brucia la terra, tutti giù per terra”) o consolatorio (solo nell’Aldilà i nostri problemi saranno risolti).

Sia chiaro, il messaggio c’è ed è chiaro: solo ascoltando il prossimo potremo dire di vivere in maniera autentica e, più immediatamente, vediamo di dividere il superfluo con chi ne ha bisogno. Allo stesso tempo però la pittura dei paradisi del consumo è così suggestiva da rischiare di attirare la maggior attenzione; non per niente uno di “numeri” più attraenti di cui è composto è la filastrocca che enumera i capi d’abbigliamento delle due dame, preceduta dalla epifania dell’abbondanza (“O quante belle cose Madamadorè/son belle e me le tengo, Madamadorè”). In effetti, al di là della morale, “Fiammiferi” è uno spettacolo molto bello e cattivante basato sulla formula del musical (“minimusical”,lo definisce l’autrice) in cui i motivi, con parole nuove, sono opportunamente ricavati dal repertorio delle canzoni dell’infanzia. Autori degli adattamenti musicali sono Gabriella Mazza e Fabio Piazzalunga. Le esecuzioni dal vivo su basi registrate sono eccellenti, con virtuosismi che fanno ricordare (come nel passaggio dall’esposizione melodica alla sua jazzizzazione) i complessi vocali americani di colore. Insomma Lisa Ferrari, Rosa Galantino e Emanuela Palazzi come “The Blues Sisters”


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Ermanno Comuzio da Il Giornale di Bergamo, 13/9/02
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