fiammiferi
 
Riflessioni di Rita Gay su "Fiammiferi"

La domanda da cui siamo partiti era: se e come si può parlare di "terrorismo" ai bambini. La risposta dipende anzitutto da cosa intendiamo per "parlare". Per parlare si usano parole, ragionamenti, ma prima di tutto si parla con le emozioni, e quindi con le immagini; si parla con la mimica, i gesti, l’intonazione della voce…In questo caso soprattutto si parla davanti a quello specchio di vita che è il viso del bambino.
Certo se vogliamo fare un discorso politico o moralistico, che divida i buoni dai cattivi, è meglio che stiamo zitti. Possiamo parlare di qualunque cosa, nel modo che ho detto, solo se ci mettiamo dalla parte del bambino per guardare il mondo com’è.
Mettersi dalla parte del bambino vuol dire anche trovare subito i linguaggi che servono, perché il bambino ce li suggerisce, ce li richiama in mente, forse tirandoli fuori dalla nostra stessa infanzia. Perché il bambino, lungo tutto il suo tragitto di crescita, è un esperto di emozioni e di modalità per esprimerle.
La magia, l’incanto della fiaba (un incanto non idilliaco, ma passionale) è l’ingrediente principale del suo adattamento alla realtà: e non, come qualcuno crede, della sua evasione da essa. La realtà è configurata secondo i suoi bisogni emotivi, è una realtà in cui l’io si diffonde animando tutte le cose.
Questo è il "mondo incantato" di cui così bene ci parla Bettelheim. Ed è un mondo in cui può succedere di tutto: nelle fiabe c’è il bene e il male, il coraggio e la paura, la felicità e il terrore (potremmo dire, per stare al tema: c’è "buonismo" e "terrorismo"!). E poiché nel bambino non c’è ancora una barriera netta fra mondo interno e mondo esterno, ecco che i conflitti messi in scena dalla fiaba sono i suoi conflitti personali, il bene e il male che si combattono dentro di lui: il caos del mondo è la sua vita interiore, e in questo caos la fiaba suggerisce il modo di mettere ordine.

Così la magia (contenuta nella fiaba ma non solo in essa) ha delle funzioni positive ben precise:

  • una funzione difensiva rispetto all’angoscia, all’insicurezza, all’impotenza di fronte al pericolo che il bambino percepisce (pensiamo all’oggetto transizionale, la coperta di Linus che riempie il senso di perdita quando il bimbo rimane solo…)
  • una funzione propiziatoria, creativa di rituali e cerimoniali per fermare le forze negative o demoniache che provocano eventi nefasti
  • una funzione che incentiva la conoscenza e l’adattamento alla realtà, spingendo il bambino a cercare la spiegazione di eventi misteriosi in quella "causalità magica" che non è la caricatura di quella scientifica, ma ne è il precursore.
Alcuni autori parlano di una "dialettica magico-logica" che è insieme una fase transitoria e una dimensione costante della vita umana: la ritroviamo alla base delle creazioni artistiche e delle teorie scientifiche (attraverso l’uso di metafore e simbolismi) ma la possiamo anche recuperare come adulti che hanno imparato a mettersi "nei panni del bambino" per imparare di nuovo ad usarla.

Veniamo ora allo spettacolo: "Fiammiferi".
Già il titolo è molto bello: mette in primo piano, in una tagliente solitudine, l’elemento che dà fuoco all’universo pur essendo un elemento di estrema piccolezza. Questo corrisponde alla percezione che il bambino ha di sé, della propria piccolezza che però è carica di potenzialità esplosive, rispetto alle quali prova anche paura, oltre che voglia di lasciarle esplodere. Ci sono alcuni elementi di fondo che mi hanno colpito:

  • un impasto "magico" fra i vari ingredienti, eterogenei, che tiene insieme il tutto. La critica alla civiltà consumistica con la denuncia dello squilibrio tra ricchi e poveri è mantenuta sul filo di una inventiva ironica e auto-ironica: la voce recitante, volutamente modulata in tono arcaico e "predicatorio", è lì ogni tanto a ricordarci che siamo nella dimensione fiabesca e diventa quasi una fiaba nella fiaba, una felice commistione di vecchio e nuovo;
  • lo stile (direi "rodariano", ricordando la Grammatica della fantasia) che adopera l’assurdo, il possibile, il fantastico per parlare del reale anche su un piano sociale e politico. Adoperare i fiammiferi per parlare di terrorismo mi sembra una di quelle magie che aiutano a decifrare l’universo;
  • un felice svolgimento in sequenze che sfruttano tutti i possibili spunti ludici per indugiare e provocare piacere nei piccoli spettatori: perché non dimentichiamo che la "serietà" della fiaba è tale solo alla condizione che ci siano questi indugi, che l’equilibrio fra bene e male, fra gioia e dolore sia sempre instabile, che si possa ridere e piangere e che questa alternanza colga sempre di sorpresa.
Accanto a queste caratteristiche generali si potrebbero notare altri elementi significativi, che qui elenco sinteticamente:
  • i motivi musicali su cui tutta la fiaba è costruita: sfruttando motivi noti e facilmente orecchiabili, si è dato ampio spazio alla ripetitività, che è uno degli elementi più presenti nella vita mentale del bambino (con quelle caratteristiche rituali e propiziatorie che abbiamo visto);
  • i motivi simbolici, sia nell’uso di determinati elementi e oggetti, sia nella gestualità che accompagna l’espressione di emozioni positive e negative: il tutto magistralmente sostenuto dall’uso della luce e delle sonoritá;
  • e infine la danza conclusiva, che mi azzardo a interpretare come leggibile con una doppia lente: dalla parte del bambino è la conclusione magica dell’avventura, il recupero dell’ordine a partire dal caos, la chiave in cui si ritrova tutto e il senso del tutto. Dalla parte dell’adulto, o meglio di un adulto che sappia "regredire al magico", può esser vista come il ritmo dell’universo, quello che i teorici della complessità chiamano "la danza che crea"…
Forse vado troppo oltre? Colpa della bravura degli attori e creatori, della loro voce, del loro gesto e della loro passione.

Rita Gay

Settembre 2002

Rita Gay (Cialfi Margherita) è nata a Milano, dove si è laureata in filosofia presso l’Università Statale. Si è poi diplomata in psicologia a Torino presso la Scuola di Specializzazione della Facoltà di Magistero. Vive a Bergamo, dove si occupa soprattutto di formazione degli operatori (educatori, insegnanti, animatori) impegnati in istituzioni e servizi socio-educativi. La sua competenza si esplica soprattutto nel campo dello sviluppo infantile e in particolare nel rapporto genitori/bambini. Dopo aver pubblicato vari manuali di psicologia e psicopedagogia, ha recentemente dato alle stampe , per l’editrice Ancora di Milano, "Il codice delle emozioni" e "L’impegno di crescere", che riguardano lo sviluppo emotivo del bambino in età prescolare e in età scolare. Di prossima uscita altri volumi riguardanti la vita emotiva e affettiva negli anni dell’infanzia e della preadolescenza.

Fiammiferi

Questa è una riflessione di Rita Gay, decana della psicopedagogia a Bergamo, figura di riferimento per tanti educatori e genitori. E anche nostro.

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